LA VALUTAZIONE DEGLI APPRENDIMENTI
LA VALUTAZIONE DEGLI APPRENDIMENTI
a cura di Tiziana Pedrizzi e Vittorio Fabricatore - IRRE Lombardia
In Italia gli anni Novanta sono stati caratterizzati da una diffusione magmatica di
operazioni di monitoraggio, di autovalutazione, di valutazione esterna per il
miglioramento da parte delle scuole, senza interventi organici di raccordo e di
istituzionalizzazione.
Lattenzione al processo daltronde rifletteva una ipotesi già sottesa alla
vecchia logica procedurale formale: dato linput, ne sarebbe autonomamente ed
automaticamente scaturito loutput (gli apprendimenti)
Probabilmente ciò è avvenuto in Italia per la centralità innovativa assunta negli
ultimi due decenni dalla figura dei dirigenti scolastici, naturali portatori di un
interesse prioritario per le tematiche relative ai processi .Fra gli insegnanti spesso poi
linteresse per le discipline andava curiosamente assieme alla convinzione che gli
esiti dellapprendimento siano sostanzialmente inconoscibili o comunque non
sottoponibili a misurazioni troppo oggettive..
A livello internazionale tuttavia nel frattempo ci si andava domandando se la crescita
degli investimenti in istruzione fornisse i risultati sperati ed alcuni dubbi nascevano
dalle rilevazioni sul reale stato di alfabetizzazione degli adulti dei paesi
industrialmente avanzati.
Donde un utilizzo su larga scala ed a fini di rilevazioni di sistema di metodiche fin lì
varate ed perfezionate in studi ed indagini relativamente "disinteressate": è
il passaggio dalle indagini IEA a quelle OCSE.
Anche in Italia, attraverso le indagini PISA e soprattutto il Progetto Pilota di INValSI,
penetra, a partire dai primi anni del nuovo secolo, un rinnovato interesse per le
valutazioni degli apprendimenti che si caratterizza per una attenzione particolare ad
apprendimenti chiave(lingua matematica e scienze) in livelli chiave (15 anni per PISA e 4
anni scaglionati a distanza per INValSI). Tale interesse viene facilitato ed accompagnato
da una diffusione crescente, anche nella scuola superiore, di metodiche di valutazione
più oggettive che si affiancano a quelle tradizionali italiane.
Il rischio che attualmente si corre è che si generi fra i due campi un parallelismo senza
osmosi, oppure che la tendenza più recente sostituisca quella precedente senza bilanci ed
integrazioni.
Tuttavia la ricerca internazionale, nonostante le difficoltà, ci indica che la strada è
quella di:
1.tentare di misurare gli apprendimenti sia nei loro valori assoluti e comparati che nel
loro sviluppo
2.individuare i fattori di successo che facilitano gli apprendimenti e fra questi
principalmente quelli su cui è possibile influire sia a livello di sistema complessivo
che di singola scuola.